lunedì 6 febbraio 2012

I TAGLI ALLA SCUOLA E LA CRESCITA INTELLIGENTE 21.08.2012


Di fronte ad una crisi economica così a lungo negata eppure così grave, forse si è tentati di pensare che le priorità riguardino alcuni settori come quello del lavoro e del riequilibrio del debito pubblico attraverso tagli inesorabili e senza dare peso a settori, come quello della scuola – formazione e università. Eppure non si esce dalla crisi senza mettere in atto politiche di sviluppo e una di queste, è l'innalzamento del livello qualitativo dell'istruzione e della ricerca, fondamentale per garantire crescita e innovazione. Ce lo insegna l'Europa che nel documento “Europa 2020” indica come strategia prioritaria per uscire dalla crisi economica proprio quella di investire su una “crescita intelligente” e così stan facendo governi anche di destra come quello francese e tedesco. L'Italia invece ha tagliato 8 miliardi di spesa sull'istruzione negli ultimi tre anni riducendo nel contempo gli indirizzi scolastici, le ore di lezione, il personale scolastico e il suo stipendio, eliminando Dirigenze scolastiche, compresenze, tempo pieno e corsi serali (solo per fare alcuni esempi).
Nel presentare la manovra finanziaria attualmente in discussione questo governo dichiara di non aver previsto tagli all'istruzione, ma si tratta di un'affermazione alquanto demagogica; sono previsti infatti tagli ingenti al decentramento che si tradurranno inevitabilmente in minori risorse per l'istruzione, per il diritto allo studio, per le scuole dell'infanzia, per l'edilizia scolastica, per il cablaggio delle scuole ecc. Un elenco che potrebbe essere interminabile se si pensa che Regioni, Province e Comuni investono in istruzione quasi un ¼ della spesa totale del Ministero.
Nessuno vuole negare la crisi, e finalmente anche chi ci governa non si nasconde dietro a un dito, ma si possono chiedere sacrifici a cittadini con una vision capace di dare una prospettiva positiva al paese e basata su interventi equi e trasparenti; coi tagli all'istruzione, invece, che si sommano a quelli al decentramento viene negato un futuro di sviluppo, annunciando sacrifici per i redditi più ricchi e nascondendo quelli scaricati sui meno abbienti, ovvero a quei ceti che non hanno risorse per finanziarsi mezzi e un'istruzione alternativa di qualità. In un momento così grave per il nostro paese ci aspetteremmo meno demagogia e più equità.


 (Pubblicato nel Corriereromagna del 21 agosto 2011)

Nessun commento:

Posta un commento